LA FRANA

Non sappiamo a quando risalgono le prime manifestazioni del movimento franoso; è certo che si tratta di un fenomeno antico e che Roscigno Vecchia, con la piazza, la chiesa e il cerchio di case intorno, sia il prodotto di un secondo, di un terzo trasferimento degli abitanti.

IL NUCLEO ABITATIVO

Un nucleo abitativo precedente si trovava più in basso dove oggi possiamo vedere la Chiesetta di Santa Maria delle Grazie, unico edificio conservatosi quasi intatto, restaurato di recente, circondato da ruderi e da campi coltivati che si snodano lungo la stradina che dal paese scende verso il torrente Maiuri e fino al fiume Ripiti, a valle della collina.

Più che di trasferimenti possiamo parlare forse di continui spostamenti verso monte, che i roscignoli furono costretti a fare nei secoli alla ricerca di una sistemazione più sicura.

Lenti dislocamenti, dunque, che avvalorano l’ipotesi di un insediamento originario di Roscigno in una zona a sud vicino il fiume Ripiti, dove probabilmente sorgeva la chiesa di Santa Venere, della quale non c’è traccia oggi.

La frana dunque ha modellato il territorio di Roscigno e ha profondamente segnato la vita dei suoi abitanti, senza dubbio condizionandone le aspettative, le possibilità di sviluppo economico e l’evoluzione sociale. Roscigno non ha mai avuto una storia facile: i secoli di sfruttamento feudale e gli episodi traumatici come l’emigrazione o come i terremoti che ne hanno accellerato il deteterioramento statico, sono alcuni dei fattori che accomunano molti abitati di quella parte del Mezzogiorno.

Le cause e la modalità della sua precaria sopravvivenza sono opportunità non frequenti per uno storico e decisamente degne di attenzione.

LE ORIGINI

L’attuale Vallone di Santa Venere ci aiuta ad individuare con sufficiente approssimazione la zona a cui si riferiscono le prime testimonianze del casale Russino.

La prima notizia di Russino collegata alla presenza della chiesa risale ad un documento dell’archivio della Badia di Cava del 1086 dove emerge l’attitudine prevalentemente agricola e pastorale. Da un secondo documento sappiamo dell’esistenza di un monastero dedicato a Santa Venere nelle vicinanze del « curnitum »